Dal soldo alla solidarietà, passando per il soldato: l‘economia che si umanizza

Soldo e solidarietà hanno la medesima radice etimologica. Derivano dall’aggettivo latino solidus, che indicava sia il concetto di solidità, compattezza, ma anche coinvolgeva l’area semantica dell’interezza, della pienezza e che aveva generato l’altra parola latina, solidum, da cui l’esito italiano di soldo, ma che risale al IV secolo dell’impero romano, quando Costantino coniò una moneta - il solidum - capace di frenare l’inflazione, capace cioè di mantenere un valore stabile nel tempo. Negli anni la parola diede anche altri esiti linguistici. Nel medioevo coloro che prestavano servizio negli eserciti a soldo, cioè a pagamento, vale a dire i mercenari, si chiamarono soldati.

Come si arrivò all’odierna “solidarietà”? Il tramite è stata la Francia del periodo rivoluzionario. Da un punto di vista squisitamente economico, l’essere solidale rimandava allora (e rimanda anche oggi) alla responsabilità di chi si assume un debito. Di qui, lo slittamento in un ambito sentimentale che ha creato la parola solidarieté, che esprime il sentimento che unisce le persone di uno stesso paese, di una stessa lingua e cultura. È l’essere concorde, nel sentire, ad altri individui. Certo, c’è la solidarietà nazionale, così come di categoria, e la solidarietà umana potremo aggiungere, che consiste nell’appoggiarsi, nel farsi generosi di ciò che si ha e disporlo ad uso, ad aiuto dell’altro.

Sorprende come dall’economia, spesso portatrice di conseguenze individualiste e anche antidemocratriche, la parola solidum si sia arricchita di umanità e disponibilità, tanto da trasformarsi in una struttura portante del mondo civile, anzi dell’umanità tutta.

e.p.

 

Autore: elena pigozzi

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